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Collevalenza e i 6 Castelli
Ricerca effettuata dal Sig. Paolucci Giuseppe
Commissionato dal
Comitato Festeggiamenti del “Castello”
e Sant’Isidoro
2010
Introduzione
I sei castelli facenti parte dell’unità parrocchiale di Collevalenza sono, compreso quello della sede canonica, Chioano, Rosceto, Torrececcona, Monticello-Ficareto. L’attuale accorpamento, di esclusiva valenza religiosa, è motivato dalla cronica carenza di sacerdoti in quanto ognuno di questi borghi ha la sua connotazione storica che, per qualcuno, affonda le proprie radici nei tempi remoti dei primi insediamenti umani. Infatti, a dispetto di certe datazioni piuttosto recenti (almeno per gli storici), ne abbiamo alcuni che dai reperti archeologici rinvenuti sul posto, possono dimostrare la loro esistenza fin dalla calata degli Umbri.
Questo popolo, dalle origini incerte ma presente da noi molto tempo prima degli Etruschi, occupava un vasto territorio comprendente la bassa Romagna, il Casentino, il nord delle Marche ed in Umbria la parte sinistra del Tevere, ci ha lasciato in eredità la spiritualità, la serenità, la rettitudine, l’acutezza e l’estrosità degli artisti. Queste doti, pur attraverso millenni e contatti con etnie e culture diverse, ancora oggi caratterizzano il nostro esser umbri. Tutti i nostri castelli, sorgenti sulla dolci e fertili colline tuderti, sono stati centri attivi e popolosi fungendo da rifugio alle nobili famiglie in eterna conflittualità con le altre fazioni nel contendersi il potere politico ed economico delle città, nonché da produttori e fornitori delle scorte alimentari.
Nella suddetta unità parrocchiale domina incontrastata la basilica dell’Amore Misericordioso per la sua grande rilevanza che ha assunto nel mondo sia in campo religioso che turistico. A coronamento di un così importante centro di richiamo ci sono due chiesine dedicate a sant’Arnaldo ed a sant’Isidoro in cui annualmente si celebrano le rispettive feste e che sono motivo di forte richiamo di fedeli.
Dopo questa sintetica premessa è necessario analizzare le caratteristiche salienti di ciascuno per meglio inquadrarlo nel contesto storico del suo tempo anche se a priori si può dire che la documentazione relativa alla loro nascita ed alle loro vicissitudini in cui sono andati incontro sono racchiusi nel lungo periodo medievale.
I castelli
1 - Chioano
Questo borgo era già conosciuto come villa fin dal 1200 con il nome di Clovano, villa poi trasformata in castello nel quattordicesimo secolo. La documentazione storica ci dice che era un centro intensamente abitato. La modifica del nome, secondo gli studiosi potrebbe derivare dal semplice adattamento linguistico delle popolazioni succedutesi lungo i secoli, invece, per la tradizione locale ( raccolta di usi e costumi), essa trova la spiegazione nella numerosa popolazione, ancora oggi presente, dell’assiolo, un piccolo rapace notturno noto con il nome di chiù o chioo, e siccome nei toponimi la desinenza “ano” significa luogo, credo che sia più corretto attribuire il nome Chioàno a quanto dice la cultura popolare.
Le sorti di questo paesino sono strettamente legate a quelle di Todi sia per la vicinanza che per l’alterno possesso del castello da parte della famiglia guelfa degli Atti e da quella ghibellina dei Chiaravalle, famiglie sempre impegnate in lotte fratricide per il dominio della città.
Nel 1277, i ghibellini assediarono il castello allo scopo di annientare i guelfi ivi asserragliati, ma il provvidenziale intervento delle soldatesche di San Gemini e di Acquasparta oltre a liberare gli assediati respinsero gli assalitori inseguendoli fino a Pontecanne. La permanenza dei guelfi a Chioàno terminò con l’incendio e distruzione del castello nel 1472, a seguito di un vittorioso assalto da parte dei seguaci dei Chiaravalle.
Essendo la zona sotto l’influenza politica vaticana, lo Stato Pontificio, allo scopo di porre un rimedio alle cruenti lotte tudertine, nel 1550 nominò signore di Torrececcona e Chioàno, Matteo Lalli che Papa Pio IV aveva già insignito del titolo di conte di Ripalta quale ricompensa per aver militato nell’esercito polacco posto a servizio di Santa Romana Chiesa. Questo mercenario, venuto in Italia al seguito delle truppe di Carlo d’Angiò, divenne feudatario di terreni sia in Abruzzo che in Umbria. Nel 1700, un suo discendente, un certo Gian Matteo Lalli, commissario delle strade di Todi, godendo dell’investitura papale, poteva amministrare la giustizia quale unico giudicante sia per i reati minori che per quelli gravi per i quali poteva comminare la pena capitale. Il motivo della citazione di questo signore non riguarda la sua qualifica di feudatario o di commissario delle strade di Todi e neppure per aver esercitata la funzione di giudice unico nel suo dominio, cosa allora normale, quanto per aver stabilito la sua corte giudicante sotto “la quercia bella” di Collarezzo e che, bontà sua, giudicava sempre con onestà e rettitudine. In merito alla suddetta quercia, dagli organi d’informazione, sappiamo che è stata abbattuta di recente mentre la tradizione popolare ci racconta molto e più dettagliate notizie. Ai fini del presente lavoro va precisato che Ripalta e Collarezzo sono due località di Torrececcona anche se le cronache del tempo parlano dei conti Lalli nel capitolo della storia di Chioàno e ciò per essere compreso nell’unico feudo. Gli anziani di Torrececcona raccontano storie di fantasmi, di urla e di serio pericolo per chi vi si avvicinava di notte anche se le autorità l’avevano elevata alla dignità di monumento. Comunque questa ghiandifera ha attraversato due secoli se pur morta in piedi ed è stata abbattuta solo quando i suoi rami marciti erano diventati pericolosi per chi incautamente ci passava sotto.
Un altro significativo episodio di puro eroismo e di sincera onestà morale unì, ancora una volta, Chioàno alle sorti di Todi e si concretizzò con l’atto di ribellione dei canonici tuderti all’imposizione napoleonica di giurare fedeltà all’Imperatore, atto sovversivo al quale fece seguito la deportazione a Calvi in Corsica di Pirro Anastasio Alvi, Pietro Rocchi, Innocenzo Mariani, Don Tommaso Battisti, parroco a Chiano e don Filippo Angeli parroco a Montenero. Della sorte di questi deportati non si hanno notizie salvo per don Filippo che potette ritornare alla sua parrocchia dopo la morte del fratello Antonino. La chiesa parrocchiale prima era intitolata a San Sebastiano e successivamente a san Bartolomeo, ma è citata spesso dai cronisti del tempo quella dedicata a san Giovanni, chiesa completamente scomparsa. Non si conosce il destino dei suoi ruderi, non si sa se sopra vi sia stato eretto un edificio o se le sue macerie siano state fonte di approvvigionamento di materiali per altre costruzioni. Allora era normale utilizzare materiali edili abbandonati tanto che ancora oggi, nei muri di molte case si scoprono pietre con tracce di incisioni, simboli, graffiti o bassorilievi che ci riportano alla mente i tempi remoti della nostra storia.
Al riguardo va ricordato che Chioàno non nasce come villa nel 1200 perché molti reperti archeologici datano origini antichissime tanto da ipotizzare la sua esistenza già prima degli Etruschi. A questa certezza ci si è giunti dopo gli studi e le ricerche museali ed archeologiche di due insigni cittadini di Todi quali Pirro Stefanucci e Giovan Battista Guazzaro. Il primo, dottore in legge e grande studioso è d’annoverare tra i più eruditi uomini del suo tempo. Morì a Todi nel 1595. Il secondo, anche lui dottore in legge, oltre ad essere priore curato di Cordigliano di Todi, era un grande matematico; fu in corrispondenza con Galileo Galilei conosciuto ad Acquasparta ospite della famiglia Cesi. Morì a Cordigliano nel 1624. Questi illustri signori unitamente ed in seguito dimostrarono che Chioàno esisteva dalla preistoria grazie ai tanti ritrovamenti di reperti datati a quell’epoca.
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