La Parrocchia di Collevalenza
è stata la 'culla' dei Figli dell'A.M., la Casa della
prima Comunità. Con questa Fondazione la Madre ha
praticamente anticipato alcune esortazioni del Concilio
Vaticano II al clero, che auspicano il ritorno a una vita
comune fra i presbiteri per una maggiore efficacia pastorale.
Continuiamo il racconto
di quei giorni
P. GINO "Quando entrai
il 14 settembre P. Alfredo, insuperabile sempre nella delicatezza,
nell'umiltà e nella carità, mi viene incontro
e mi dice.. (ero don Gino evidentemente, sacerdote diocesano).
- Venga avanti. La M. sta in estasi e sta parlando di lei.
Ecco, i famosi brividi delle estasi della M., sono cominciati
per me proprio in quel giorno. Soprattutto perché
parlava di me e parlava di me con il Signore. Evidentemente
gli avrà detto: Signore, non mi far pentire di avergli
detto a nome tuo che entri in Congregazione. Forse è
andata bene."
(dalla Testimonianza
di P. Gino Capponi del 5-2-1993).
CRONISTA Dall'ottobre 1951
P. Gino diventa il confessore ordinario della Madre.
Settimane
e mesi furono trascorsi a Collevalenza in un clima di comunione
fraterna fra i Figli e le Suore, sotto la guida della Madre.
Si prese la decisione di iniziare un'attività vocazionale
e fu affidato a P. Gino l'incarico. Si cominciarono a prendere
come aspiranti diversi ragazzi non solo dalla zona ma addirittura
dalla Sicilia e dalla Spagna". (da
art. di P. Gino su Rivista: "32 anni accanto alla Madre)
Annota
nel suo Diario la Madre che i primi Apostolini furono ospitati
a Collevalenza il 24 ottobre dello stesso anno 1951.
Erano sei e uno di loro era di Collevalenza Giovanni Ferrotti,
attualmente FAM.
Il 26 ottobre arriva da
Treviso un giovanotto P. Orfeo Miatto, per essere Figlio
dell' A.M., ha 18 anni. 
P. ORFEO "Dovevo entrare tra i cappuccini, ma il convento
dei Cappuccini nel '44, nel bombardamento del 7 aprile,
fu distrutto. Lo stesso Padre cappuccino che mi doveva prendere,
ricevere, morì nel bombardamento. Per cui io dovetti
entrare non avendo altra soluzione, nel seminario di Treviso,
dove rimasi fino al '51, avendo terminato la IV Ginnasio.
Nel '51 dovetti terminare anche il seminario di Treviso
perché ormai da due anni il mio parroco, che mi aveva
promesso di aiutarmi a pagare la retta, terminò di
pagare.
I primi due anni pagai. …..Alla fine di giugno, dal
Rettore mi fu data una cartolina che diceva che avrei dovuto
lasciare il seminario….
E cominciò l'estate del '51, preoccupante per me.
Dovetti ritornare al lavoro, in campagna, con mio papà,
con i miei fratelli, i miei cugini. Tutto pareva ormai ritornare
nel sistema di vita, della vita di un giovane di 18 anni,
che non vedeva più speranza del seminario…..
Era nel mese di settembre del '51, quando un pomeriggio,
ritornando a pregare il rosario, uscendo dalla chiesa, il
parroco mi fermò e mi disse:
"Sai? Passando di qua una suora, era una suora spagnola,
insieme con un frate, venivano da Roma, dicevano che loro
hanno un seminario, devono fare un seminario…Mi chiedevano
se avevo qui in parrocchia qualche ragazzo buono da mandarci
con loro..Non importa che sia povero..loro ci penserebbero"…….
Con quella notizia di poter andare a Roma, sapere che avrei
potuto entrare in un seminario, senza sapere quale, dove,
mi allargò il cuore. Sentivo una speranza nuova,
una luce si accese……
Così, messe insieme le poche cose, i pochi documenti,
partimmo per Roma. Dove era Roma?….
Arrivati, ecco una nuova sorpresa mi attendeva, dove era
questo frate , questa suora… Era invece una casa dove
solo suore e rimasi momentaneamente sorpreso, lo confesso.
Io andavo in seminario, mi son trovato ad aprirmi la porta
del Seminario una suora, dicendomi: "Puoi venire, puoi
venire, la Madre ti aspetta…"
Chi era la Madre Speranza, di cui la suora parlava tanto?
E dov'era questa M. Speranza?
"Vieni, oggi resti qui. Domani già potrai partire
per Collevalenza".
"Collevalenza? Che cos'è Collevalenza?"
"Collevalenza è un paesino nell'Umbria. Andrai
là. La Madre ti aspetta, e anche P. Alfredo, vedrai…"…….
La Vita a COLLEVALENZA
……Le suore mi
accompagnarono. La corriera partiva da Piazza Esedra, mi
pare, e arrivai a Collevalenza. Insieme con me c'era un'altra
suora, una suora che veniva dalla Spagna. Confesso che lo
stesso viaggio è stato piuttosto preoccupante.
La suora non sapeva una parola di italiano, veniva dalla
Spagna, io non sapevo una parola di spagnolo.
Ad ogni modo arrivammo a Collevalenza. Arrivati, incontrammo
il P. Alfredo che veramente stava ad aspettarmi alla fermata
della corriera.
Ci accompagnò così dentro, in casa a Collevalenza
dove la Madre ci aspettava. Con la macchina P. Alfredo ci
portò su e arrivammo veramente alla casa. Era una
casetta. Entrammo per quell'arco. Incontrammo quelle scalette…e
guarda caso, entrati dentro, ancora prima di scendere la
roba dalla macchina, entrammo e la Madre, proprio la Madre
stava là seduta aspettandoci. E cominciò subito,
sorridendo, domandando come chi stava ad aspettare da tanto
tempo una persona..Ero io.
Non sapevo bene chi era la Madre, non avevo ancora capito
che cosa la Madre stava facendo. Ma il dialogo, la conversazione,
tutto quello che in quella sera, fino a tarda notte si parlò,
si disse, si domandò, si seppe, la Madre, le suore.
P. Gino. P. Alfredo. P. Giovanni Barbagli, un insieme di
cose che mi sorpresero, mi lasciavano tranquillo perché
avrei potuto continuare presto gli studi…
Così diceva la Madre:
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